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Martedì, 27 Ottobre 2020 08:36

Nuove misure anti-Covid

Le risposte di associazioni e professionisti

 

"… dopo le ore 18 è vietato il consumo di cibi e bevande nei luoghi pubblici e aperti al pubblico; (…) resta sempre consentita la ristorazione con consegna a domicilio nel rispetto delle norme igienico-sanitarie sia per l’attività di confezionamento che di trasporto, nonché fino alle ore 24 la ristorazione con asporto, con divieto di consumazione sul posto o nelle adiacenze". Questa la nuova misura introdotta dall'ultimo DPCM (emanato domenica), che fa tanto discutere poiché va a colpire il già ferito settore della ristorazione e, in particolare, quello dei ristoranti per i quali la cena rappresenta l'attività principale della giornata.

Fipe-Confcommercio, Federazione dei Pubblici Esercizi, ha espresso contrarietà a tale misura, in applicazione da ieri fino al 24 novembre, stimando che costerà altri 2,7 miliardi di euro alle imprese della ristorazione. "Le restrizioni - si legge in una nota della Federazione - devono essere accompagnate dai provvedimenti di ristoro economico in termini di indennizzi a fondo perduto, crediti d'imposta per le locazioni commerciali e gli affitti d'azienda, nuove moratorie fiscali e creditizie, il prolungamento degli ammortizzatori sociali e altri provvedimenti di sostegno. Chiediamo di poter continuare a lavorare per non morire e per questo servono, senza ritardo o inutili annunci, le misure promesse”. Fipe si è subito attivata affinché gli interventi urgenti e specifici a favore del settore annunciati dal Presidente del Consiglio Conte siano economicamente significativi, certi e immediatamente esigibili per tutte le imprese coinvolte. Domani, mercoledì 28 ottobre, scenderà in piazza nelle principali città italiane per ribadire i valori economici, sociali, culturali e antropologici del settore. Sarà una manifestazione silenziosa e senza corteo, nel rispetto delle regole sanitarie, con tavoli apparecchiati ma piatti e bicchieri rovesciati come metafora della situazione attuale. All'iniziativa aderirà attivamente anche Ascom Confcommercio, come ci anticipa il vicepresidente della sezione Torino e provincia Giovanni Dell'Agnese: "Saremo in piazza per sollevare il problema… Molti colleghi non hanno ricevuto la cassa integrazione per i dipendenti. Lo Stato potrebbe, ad esempio, fare un credito d'imposta, invece siamo ancora indietro di 4 o 5 mesi con le misure di sostegno. È ovvio che bisogna adottare delle restrizioni per evitare il contagio, ma spero che ci fermeremo qui. Le problematiche sono così tante che è difficile trovare la soluzione ottimale: probabilmente non c'è. Sarà un adattamento costante a seconda di come si procederà. Mi sento di dire che nel caso della pasticceria il danno economico del non poter servire caffè e aperitivi alla sera è limitato se confrontato con altri settori. Sarebbe invece tragico se dovessimo passare al lockdown totale nel mese di Natale!".

Nicola Giotti, neo-presidente del Gruppo Regionale Pasticcieri di Confartigianato Puglia, sottolinea che le misure introdotte dal nuovo DPCM sono molto meno restrittive di quelle che erano previste inizialmente nella bozza, ossia la chiusura delle attività di ristorazione dopo le 18 e di domenica. "Grazie all'operato di Confartigianato Puglia in seno al Tavolo tecnico in cui è stata discussa la questione al Viminale siamo riusciti a ottenere l'impossibile evitando il peggio - riferisce -. La pasticceria tradizionale è salva. Tenendo conto della situazione sanitaria attuale, dobbiamo ritenerci fortunati di poter continuare a lavorare. Ci vuole cautela perché se le cose peggiorano dovremo fermarci più avanti, nel periodo natalizio, con un danno economico di gran lunga peggiore che adottare le restrizioni dell'ultimo Decreto ora. In questo momento, dobbiamo anche dare un segnale di positività alle persone per non spegnere il loro entusiasmo. Dare l'impressione di una categoria che si lamenta gioca negativamente sui consumi. Comunicare positività è un buon viatico per affrontare al meglio le festività natalizie".

Attraverso un comunicato stampa anche Iginio Massari ha voluto far sentire la propria voce, insieme ai figli Debora e Nicola (entrambi nel CDA della Iginio Massari Srl), in merito al nuovo decreto: “Con questo ultimo provvedimento la pasticceria pare meno colpita ma non dobbiamo scordare che abbiamo completamente perduto il tempo della Pasqua che, insieme al Natale, incidono per una percentuale molto elevata del fatturato annuale - dichiarano -. Il problema però rimane per i colleghi della ristorazione che è un settore già particolarmente attenzionato all’igiene rispetto ad altri settori commerciali meno penalizzati. Non possiamo scordare poi che la ristorazione fa da volano a una filiera essenziale per la nostra economia e per l’intero sistema paese”. Degna di nota è l'iniziativa intrapresa da Gino Fabbri, che ha deciso di chiudere in pausa pranzo "per solidarietà e aiuto nei confronti dei colleghi ristoratori - spiega in un post sui propri canali social -. Ci fa male dirlo perché questa decisione è una sconfitta ma per qualche settimana la pausa pranzo non si farà in pasticceria per favorire colleghi che vengono penalizzati dal nuovo decreto pur avendo spazi perfetti per farvi accomodare e rilassare in totale sicurezza e purtroppo per i nostri comportamenti non possono più farlo. Siamo chiamati ad aiutarci tra noi e a usare il buon senso... uscirne ora dipende da noi e dai nostri comportamenti, è ora di dimostrarlo!".

Rossella Contato

Letto 340 volte Ultima modifica il Martedì, 27 Ottobre 2020 08:51

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