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Lunedì, 01 Luglio 2019 17:14

“Entro in squadra!”

Silvia Federica Boldetti è il nuovo Technical Advisor Callebaut in Chocolate Academy Center Milano

 

Bisogna cogliere l’attimo, specie se è quello giusto. Soprattutto se a chiamarti in squadra è un’azienda affermata come Callebaut. È proprio questo che ha pensato Silvia Federica Boldetti. Quello che, fino a questo momento della sua carriera, non aveva ancora provato “sulla sua pelle” diventa ora realtà. Lei, spirito libero, “colorata addosso, nella testa e nella vita” (come scrive sul suo profilo Instagram) entra in squadra, desiderosa di affermarsi anche in questa nuova veste.
Ecco i fatti. Dopo averle affidato il ruolo di ambasciatrice di Ruby Chocolate, l’azienda belga Callebaut la richiama in prima linea, questa volta come Technical Advisor, all’interno del rinnovato team in Chocolate Academy Center Milano. La Pastry Queen 2016 e accademica AMPI affiancherà il direttore Alberto Simionato.
“Mi sento strana ed entusiasta. Non sono mai stata dipendente e parte di una realtà così grande, internazionale e strutturata. È una sfida, un’opportunità di crescita e di evoluzione”, racconta.
Entrare in una realtà in continua evoluzione e fucina di grandi progetti, l’Academy come pure Callebaut, crediamo sia la scelta di coraggio che porterà Silvia ancora più lontano nel suo percorso. Nel frattempo vi sveliamo le sue impressioni a caldo, espresse alla redazione di cui fa parte, appena dopo la presentazione ufficiale delle novità in Chocolate Academy Center Milano di fine giugno.

 

Cosa significa per te entrare in una realtà come Callebaut?

Significa voltare pagina, passare dall’essere me stessa in mezzo al mondo “arrangiandomi”, ad essere parte di un progetto, di una famiglia e di una realtà da cui ho molto da imparare e che considero pioniera di tante innovazioni.
Mi fa paura, come la sera precedente la prima a teatro, perché è un cambio di vita importante. Ho delle responsabilità che prima non avevo, dei vincoli e sicuramente compromessi, come è giusto che sia in una realtà internazionale e grande come è Callebaut. Ma la bambina che c'è in me vede questa opportunità come un parco giochi, come la possibilità di realizzarsi, non solo più persona, ma come progetto, comunicato e portato a livello internazionale.

 

Hai scelto una citazione di Sylvia Plath per i tuoi follower: “Tagliati una bella porzione di torta con le posate d’argento. Impara come fanno le foglie a crescere sugli alberi. Apri gli occhi. Impara come fa la luna a tramontare nel gelo della notte prima di Natale. Apri le narici. Annusa la neve. Lascia che la vita accada”. Perché ti rivedi in questi versi?

Mi rivedo in quest’ultima parte. Soprattutto in “Lascia che la vita accada”, anzi, la correggerei: createla. Sempre più spesso, vedo persone sopravvivere nella propria esistenza. Lavoro, amore, famiglia. Troppe persone hanno paura di saltare, più per il terrore dell’idea del salto di quanto sia spaventoso il lanciarsi stesso. Passano coì anni, mesi, giorni, attimi che nessuno ci restituisce. La vita è una e abbiamo il dovere di viverla appieno, per rispetto verso noi stessi. È questo che intendo. Aprire gli occhi, vivere e divorarsi ogni frammento. A prescindere dal giudizio esterno, a prescindere da quello che gli altri vorrebbero per noi. Se morissi domani, voglio essere sicura di aver vissuto quello che sognavo. E lo rincorro a perdifiato.
Non so cosa farò tra cinque o dieci anni. A volte, nemmeno domani. per questo guardo e faccio accadere la mia vita, non lascio che semplicemente succeda.

 

“Credo fermamente che il ‘successo’ sia un’attitudine, non un qualcosa che si raggiunge per fortuna, caso ed eventi fortuiti”, hai dichiarato. Sappiamo che per “successo” non intendi diventare ricchi o famosi, ma realizzarsi ed arrivare dove si era immaginato. A che punto della tua carriera arriva questo nuovo incarico? Era quello che aspettavi?

Per successo intendo essere felici di quello che si è, nel momento in cui ci si chiede “se potessi essere quello che voglio, cosa sarei adesso?”.
Non vedo il lavoro in Callebaut come un punto di arrivo, non so nemmeno come evolverà ma credo sia un’esperienza stupenda e lo considero un passaggio importante nel mio “curriculum esperienziale”. Non per aggiungere una spunta alle esperienze fatte su un pezzo di carta, ma per acquisire nuove skill, imparare a lavorare e costruire insieme un team, crescere in sinergia con le persone e con l'azienda, in progetti e idee che non coinvolgono più me da sola, ma una visione molto più ampia.
E nasce parallelamente, quasi per caso, al mio progetto di pasticceria dedicato ai bambini “Silvia&Beppe” (www.silviaebeppe.it): libro, corsi e merchandising, in cui credo tantissimo, quale parte importante del mio futuro, poiché è un ambito mai toccato davvero fino ad ora. Pasticceria professionale resa semplice, resa da bambini. Esattamente quel fanciullo che abbiamo nascosto in noi. 

 

Nello specifico, cara Silvia di cosa ti occuperai in Academy? Puoi darci qualche anticipazione?

In tre parole, Technical Advisor Callebaut. In sostanza, occupo il ruolo di Davide Comaschi per quello che riguarda la posizione Callebaut, mentre Alberto Simionato è divenuto, al suo posto, direttore dell'Academy.
Cosa non so dirtelo, ma credo sia proprio questo il bello. La Chocolate Academy e Callebaut sono realtà in continua evoluzione, dinamiche, sinergiche, dove ogni giorno nascono progetti e se ne sviluppano altri in modi imprevisti e nuovi. Se avessi dovuto già pianificare tutto, forse non avrei mai accettato la posizione perché, conoscendomi, in un mondo statico morirei.

 

Per finire, cosa puoi dirci del team con cui collaborerai in Academy?

È un team bellissimo: Alberto Simionato, Marta Giorgetti e Ciro Fraddanno in primis, poi i ragazzi che fanno lo stage e tutto il team dedicato a marketing e vendite.
Credo che le aziende che funzionano possano avere due diverse caratteristiche, ma nel lungo termine, chi punta sull'essere umano non solo sopravvive, ma fiorisce e crea davvero la differenza.
C'è chi punta sul prezzo per asfaltare il mercato con la quantità di prodotto a prescindere da tutto il resto. Altre invece, come la Chocolate Academy, sono fatte di persone e puntano alla qualità non solo di prodotto, ma dell’approccio in ogni sua sfaccettatura. 
Avevo “paura”, in parte, di entrare nel team, per il fatto che gli equilibri esistenti sono sempre complessi da modificare e credo sia fondamentale rispettarli. Invece mi hanno accolta come in famiglia e di questo sono loro grata. Dopo solo poche settimane, per quanto sia un’azienda decisamente articolata da comprendere, mi sento come fossi qui da tempo. Trascorrere dodici ore con il sorriso nell'ambiente in cui lavori, e aver voglia anche di andare a cena insieme, significa vedere le persone come amici e non solo colleghi. Vi assicuro che questo è più unico che raro!

 

Chiara Mancusi

 

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Letto 198 volte Ultima modifica il Mercoledì, 10 Luglio 2019 09:50

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