Venerdì, 12 Aprile 2013 17:05

Conferme per Tirreno CT

 

 

Internazionali d’Italia 2013

Il Piemonte conquista la medaglia d’oro ed il

trofeo di cucina calda mediterranea a squadre

 

Ed eccoci qui, vincitori… e vinti! E non potrebbe essere altrimenti: dopo una gara c’è sempre grande euforia tra chi ha conquistato il podio e delusione tra chi ne è rimasto fuori.

Ma osservare che, durante le premiazioni, l’organizzazione rimane addirittura senza medaglie dato l’altissimo numero di premiati… è quantomeno curioso! È quanto accaduto nella scorse settimane agli Internazionali d’Italia 2013 di Massa Carrara, ove ogni anno si svolge il più importante concorso di gastronomia italiano a cura della Federazione Italiana Cuochi, nell’ambito del salone Tirreno CT. Come dicevo, il numero particolarmente elevato di concorrenti, ma soprattutto il livello medio dei lavori esposti e delle esecuzioni in diretta, sono stati così elevati che le medaglie assegnate alle varie categorie sono state superiori alle disponibilità dell’organizzazione.

Squadra campione nazionale assoluta (il risultato deriva dalla sommatoria dei vari concorsi a cui ha partecipato) è il Culinary Team Palermo, seguito dal Campania Team al secondo posto e dall’équipe Emilia Romagna al terzo, tre squadre che stanno ottenendo importanti successi non solo in Italia, ma anche nei campionati internazionali. E qui va detto: chi da anni segue i concorsi di cucina (ma anche di pasticceria, sebbene le dinamiche siano un poco differenti) non può non aver notato come, negli ultimi anni, si siano raggiunti livelli di perfezione ed eccellenza un tempo impensabili.

Le continue partecipazioni alle gare e gli infiniti allenamenti, ma anche e soprattutto la perseveranza, la motivazione, l’attenzione ai dettagli, la disciplina ed il rigore che queste competizioni richiedono per presentarsi con la necessaria competitività da podio, sono finalmente anche da noi una regola. Da qualche tempo si sta imponendo sempre più il rispetto dei regolamenti mondiali WACS e ciò comporta un obbligatorio allineamento verso l’alto dei partecipanti, a tutto beneficio della preparazione e competenza. Sarebbe auspicabile che anche gli allievi e le scuole decidessero di applicare nei loro piccoli concorsi locali o interni queste regole professionali, in modo da poter formare al meglio i giovani cuochi e pasticcieri, che ne usciranno con maggiori e più importanti competenze. Credo (e spero) che su questo punto si possa presto tornare.

 

Fortunatamente ai vertici della classifica c’è anche il Piemonte, anzi il “mio” Piemonte (perdonatemi un poco di sano campanilismo). Il Team Cuochi Piemonte, con il team manager Luciano Rava da Cuneo, è rappresentato da un nutrito gruppo di professionisti provenienti delle varie aree ad elevata cultura gastronomica della regione, tra cui il cuneese, le zone del laghi con Novara e il Verbano Cusio Ossola ed il Biellese.

In occasione degli Internazionali d’Italia, grazie alle varie competenze dei componenti del gruppo, ci siamo divisi i compiti ed assegnati i programmi a cui partecipare, tra esposizioni di pièce artistiche sia dolci che salate, programmi caldi per squadre regionali, di cucina mediterranea, di concorrenti singoli ed anche i vari tavoli freddi. In tutti i programmi si sono raggiunti risultati d’eccellenza, conquistando il podio: 10 medaglie d’oro, 6 d’argento e 2 di bronzo, più 2 medaglie d’argento di squadra ed una d’oro. Ma il premio più ambito è stato il Trofeo conquistato per la cucina calda mediterranea, ancora una volta ampia dimostrazione del valore del nostro territorio, della nostra terra e delle sue eccellenze gastronomiche. Grazie Piemonte!

Ma torniamo al concorso nel suo insieme. Chi c’è stato, anche nelle passate edizioni, conosce bene le dinamiche di svolgimento di questi veri e propri tour de force, per cui ogni volta ci chiediamo: “ma chi me lo fa fare?”. Allenamenti, rubando tempo al lavoro o famiglia, stress, viaggi quasi sempre in piena notte per essere ai cancelli di ingresso prima dell’alba, la fatica di scaricare, allestire il tavolo o le cucine di gara con mille piccole difficoltà da affrontare, la maniacale attenzione ai regolamenti ed all’applicazione delle regole mondiali WACS, per poi, ovviamente, arrivare al concorso vero e proprio. E qui ci sono la tensione di avere tutto sotto controllo, la consapevolezza di essere “sotto esame” non solo da parte degli attenti e rigidissimi giurati (va detto, rigorosi ed irremovibili, ma sempre cortesi e disponibili) ma anche del pubblico, rappresentato da colleghi, allievi o semplici curiosi, intervenuti per osservare e magari carpire qualche segreto o nuova tecnica ai concorrenti durante la gara.

Già, perché queste manifestazioni non devono essere interpretate come fine a se stesse, in una specie di autoreferenzialismo che spinge a mettersi in mostra per sentirsi dire quanto si è bravi, ma sono (o meglio devono essere) una scuola, un luogo dove sia possibile per concorrenti e visitatori cogliere o osservare novità e tecniche, traendo ispirazione per piatti o pietanze da applicare nello svolgimento del proprio quotidiano lavoro. Chi pensa che un concorso di cucina o pasticceria sia solo un modo per mettersi in vista purtroppo non ha ben capito quanto potenziale possa esserci in queste manifestazioni per crescere tutti insieme, migliorando l’intera categoria professionale.

Un amico, grande pasticciere internazionale, ripete sovente che ai concorsi ci si va per vincere, sempre e comunque. Ovviamente non si può non concordare (solo la prima volta ci si va per “vedere come funziona”, ma dalla seconda in poi ci si deve impegnare per la vetta della classifica), ma questa, personalmente la considero solo una metà della verità. L’altra metà è quella più sopra descritta: l’ordine, il rigore, la pulizia, l’organizzazione e la progettualità indispensabili per eccellere rappresentano allenamenti per il fisico ma soprattutto per la mente, contribuendo in maniera determinante a formare il proprio modus operandi, che resterà anche fuori dal campo di gara, a tutto beneficio della propria professionalità. Ed è a questo punto che la fatica e l’impegno possono essere considerati irrilevanti rispetto all’esperienza che ognuno avrà maturato e fatta propria.

A proposito della performance regionale piemontese ed ai lavori esposti, vanno senza dubbio menzionate alcune opere: la marmotta in cioccolato a dimensione naturale, completa della sua pelliccia con i peli fatti uno ad uno di Walter Nerozzi di Cuneo, medaglia d’oro; la composizione di verdure disidratate di Marco Vecchi di Armeno, No; lo strepitoso hamburger farcito di maialino di Simone Guglielmetti di Stresa: solo l’osservazione dal vivo può rendere l’idea di questa scultura in margarina da 30 kg che ha conquistato la medaglia d’oro! E merita menzione anche la neo-pasticciera Manuela Paganessi, alla sua prima esperienza con i dessert presentati sul tavolo freddo, che hanno conquistato una meritatissima medaglia d’argento. Vincitori di giornata, terzi assoluti e medaglia d’argento, anche i concorrenti della squadra di cucina calda regionale composta da Marco Vecchi, Livio Revello e il sottoscritto, Valerio Angelino Catella.

In conclusione, un’eccellente prestazione per un’importante esperienza professionale, grazie anche alle decine di colleghi di ogni regione d’Italia, all’amicizia che da molti anni ci unisce e si rafforza, di concorso in concorso, unendo la grande famiglia di cuochi e pasticcieri in quello che è il MESTIERE PIU’ BELLO DEL MONDO!

 

Valerio Angelino Catella

foto ufficio stampa Tirreno CT, Culinary Team Palermo e Valerio Angelino Catella

 

Letto 3376 volte Ultima modifica il Lunedì, 15 Aprile 2013 08:38
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