Noi-per-Voi

ARMANDO PALMIERI RISPONDE ALLE VOSTRE DOMANDE

Passaggio di testimone per rispondere alle crescenti richieste tecniche di voi lettori, sia sulla rivista che on line. Dopo la pionieristica collaborazione del compianto Renato Scalenghe negli Anni 80, dopo il lungo e fruttuoso lavoro di Fulvio Scolari (dal 1989 al 2006) e quello prezioso di Leonardo Di Carlo (dal 2009 al 2012), l'onere passa al nostro collaboratore “giramondo” Armando Palmieri!

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Ciao chef, vorrei sostituire 200 g di cioccolato fondente in una ricetta, usando invece questi ingredienti, se possibile: cacao amaro in polvere, sciroppo d'agave e olio. La ricetta completa è la seguente:

fondente 72%    g    200, cacao amaro in polvere    g    30, zucchero    g    60, olio di mais    g    30, farina di grano saraceno    g    60, farina di mais fioretto    g    20, cucchiaini di lievito per dolci    n    2, latte di soia     g    300
Grazie e cordiali saluti
Maria

 Cara Maria, certo che è possibile: nel fondente hai una fibra (massa di cacao), un grasso (burro di cacao) e zucchero. Sostituendo con cacao (fibra), sciroppo d'agave (uno zucchero invertito) e olio (un grasso), non hai problemi. Nel tuo caso suggerisco: 120 g cacao, 60 g olio, 20 g sciroppo d'agave.

Venerdì, 18 Marzo 2016 09:53

La parola entremets

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Ciao Armando, è vero che la parola entremets originariamente non veniva utilizzata per definire un tipo di dolce?
Vittorio

Buongiorno Vittorio, il termine tradotto letteralmente dal francese significa “tra le vivande” ed ecco perché anche quando lo si usa al singolare vuole la “s” finale.
L’origine risale al Medioevo, quando nelle famiglie aristocratiche si servivano lauti pasti composti da tantissime portate. Allora era quasi indispensabile fare una sosta tra una portata e l’altra e, all’epoca, si trattava di piatti leggeri. Un entremets poteva essere un piatto di legumi o anche un’insalata, ma con il passare del tempo, anche per una questione estetica, si iniziò a servire anche dolci, spesso scenografici e giganteschi, per impressionare i commensali. L’utilizzo dell’entremets durò in Francia fino alla Rivoluzione Francese e anche in Italia, dopo il periodo delle Signorie, cessò quasi di esistere.
Oggi non c’è più l’usanza di collocare un entremets tra due portate importanti, ma si preferisce presentare un piatto più sobrio, come per esempio un sorbetto. L’uso della parola entremets è tornato in auge nel XX secolo come preparazione dolce da servire come pre dessert o in sostituzione del dessert stesso.

Venerdì, 18 Marzo 2016 09:50

Le principali caratteristiche della panna

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Salve le faccio i miei complimenti per questa rubrica che trovo sempre interessante. Potrebbe gentilmente spiegarmi le principali caratteristiche della panna e perché l’adoperiamo così tanto in pasticceria? Grazie. Silvia


Ciao Silvia, sono contento che tu mi abbia posto questa domanda: la panna o crema di latte è ottenuta dai globuli di grasso che affiorano spontaneamente sulla superficie del latte, dopo un tempo di riposo o in seguito a centrifugazione. Considerando i grassi, la panna si pone a metà strada tra il latte (3,5% mg) e il burro (82% mg), visto che in genere contiene 35% mg, fino ad arrivare anche a 38%.
Nella panna sono presenti tutti i principi nutritivi del latte e, grazie ai grassi, è ricca di vitamine liposolubili A e D. È considerata un ingrediente importante in pasticceria ma anche in gelateria per il gusto delicato, l’apporto di grassi nobili e soprattutto per le caratteristiche fisiche: monta e apporta aria a molti composti come, ad esempio, mousse o creme composte. Ha anche il vantaggio di trovarsi allo stato liquido e quindi favorisce le miscelazioni, ad esempio nel gelato.
Sempre per il suo apporto in grassi, è ideale per produrre il mascarpone, con aggiunta di acido citrico. Tuttavia, quella che si usa in pasticceria ha un tenore di grassi tra il 35 e il 38%, superiore a quella usata in cucina (circa 20% mg). Ovviamente deve essere pastorizzata prima di essere messa in commercio, ma in molte preparazioni dove va utilizzata montata è preferibile non impiegare panne UHT che, proprio per via della pastorizzazione, risultano avere capacità montanti ridotte. In questi casi si preferisce utilizzare panna fresca.

Buongiorno, ma quanto c’è di vero in quello che si dice di negativo sull’aspartame?
Grazie. Andrea


Ciao Andrea, innanzitutto bisogna considerare l’aspartame (E 951) un edulcorante artificiale e quindi già questo la dice lunga sulla sua salubrità. Ha un potere dolcificante circa 250 volte più dello zucchero saccarosio e non dà calorie. Ne è sconsigliato l’uso nei prodotti che vengono sottoposti a trattamenti termici (come marmellate o prodotti da forno), in quanto al caldo si decompone e non è stabile.
Essendo un prodotto costruito in laboratorio, con tre molecole diverse (alcool metilico, acido aspartico, da qui il nome aspartame, e fenilalanina, aminoacido essenziale che il nostro organismo non è in grado di sintetizzare), non può essere di certo considerato un ingrediente naturale, dunque è meglio limitarne l’uso o non assumerlo affatto.

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